Il mestiere più bello del mondo

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Uno può seguire il mantra del “Fuge, Tace, Quiesce” quanto si vuole, ma quando si arriva al botta&risposta inevitabile ( “Ma tu che mestiere fai?” “L’insegnante, hélas”), il domandatore, senza por tempo di sorta, aggiungerà implacabile, sfoggiando tutta l’invidia del mondo: “Ah, ecco. Immaginavo. Continua a leggere

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Casello

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Poi, tra il casello di Porto Civitanova e quello di Loreto-Porto Recanati, appare l’ennesimo cartellone pubblicitario della Regione Marche: un ritratto di Leopardi, incastonato tra una veduta del Conero ed il promo ultracollaudato: ” Le Marche: l’unica regione al plurale”. Si sorride nel notare come il volto del nostro Pierrot lunaire sia rivolto, con trasognata compassatezza, verso l’Hotel House. Aggiornare slogan: “Le Marche: dove le bidonville si fanno grattacieli”.

Libritudine

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Quando si va in quelle case di amici, dove mai si era stati prima, e si vedono quelle librerie minuscole, disadornate da pochi volumi e pure brutti, lo spleen trionfa superbo, come un pipistrello in una sera di fine maggio. Si vorrebbe smettere di cenare, si vorrebbe chiedere, sommessamente, ma con nettezza, se lui, il padrone di casa, responsabile di tanto obbrobrio, è disposto a nominarti, lì, sul posto, curatore della libraria domestica e, all’uopo, stanziare una cifra considerevole. Un pranzo al giorno, un letto e, in quindici giorni, la libritudine sarà tristo ricordo..

Salsa

Perché sempre i maestri vanno mangiati in salsa piccante, come diceva Giorgio Pasquali e ripeteva il corvo de ‘Uccellacci ed Uccellini’.

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” Il popolo gli diede sopra, e lo lacerò tutto, lasciandoci sopra quasi le sole ossa. Fu ridotto a brandelli dalla carnivora plebe. Forse fu tutto abbrustolito e mangiato. Il fegato so, che fu ridotto a cottura, e mangiato tutto nell’istesso Mercato dalla vil Plebe Sanfedista. Un lazzaro avendo ricusato di mangiarne, fu ammazzato” ( la morte di Nicola Fiano, ufficiale compromesso con la Repubblica Napoletana da D. Marinelli, La caduta di Napoli. Entrata delle Armi Reali in Napoli (1799)”