I cammelli di Gustavo Floberto(11)

A sua madre.
Gerusalemme, 25 agosto 1850.

Ma il paese, in compenso, mi sembra magnifico- nonostante la sua reputazione. Non ci si allontana mai dalla Bibbia: cielo, montagne, forma dei cammelli ( oh, i cammelli), abiti delle donne, ci si ritrova tutto. Ad ogni momento te ne vedi davanti delle pagine viventi. Così, vecchia mia, se vuoi avere una buona idea del mondo in cui vivo, rileggi la genesi, i Giudici ed i Re.

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I cammelli di Gustavo Floberto(10)

A Louis Bouilhet.
Tra Girgeh e Siout. 4 giugno 1850.
Era la vera vita del deserto. Lungo tutta la strada ci imbattevamo qua e là in carcasse di cammelli, morti di stanchezza. Ci sono dei posti dove si trovano delle grandi piattaforme di sabbia lastricate; sono compatte e screpolate come l’aia di un fienile; sono i posti dove i cammelli si fermano per pisciare. L’urina alla lunga finisce per verniciare il suolo e renderlo tale e quale ad un parquet.

I cammelli di Gustavo Floberto(9)

A sua madre.
Il Cairo, 2 dicembre 1849..

È al Cairo che comincia l’Oriente. Ad Alessandria ci sono troppi europei perché il colore locale possa essere bello e pure schietto. Qui almeno si incontrano meno cappelli. Andiamo in giro tra i bazar, i caouehs (caffè), i saltimbanchi, le moschee. Ci sono dei buffoni di gran valore che fanno dei lazzi di gusto sopraffino. il bazar degli schiavi è stato la nostra prima visita. Bisogna vedere che disprezzo hanno verso la carne umana. Il socialismo non vive da questi parti . Sono pieno d’ammirazione per i cammelli che traversano le strade, e si coricano nei bazar tra le botteghe.

I cammelli di Gustavo Floberto(8)

A Louis Bouilhet.
Il Cairo, 1 dicembre 1849.

Una delle cose più belle è il cammello. Non mi stanco di veder passare questo animale strano che saltella come un tacchino, e dondola il collo come un cigno. Hanno un grido che mi sforzo di riprodurre. Spero di riuscirci, ma è difficile per un certo gorgoglio che tremula in fondo al raglio che emettono. Del resto, ne avrò forse abbastanza di cammelli; perché andremo dal Cairo a Gerusalemme attraverso il deserto ed il monte Sinai. Occorreranno almeno 25 giorni. La nostra carovana sarà composta da 12 cammelli.

I cammelli di Gustavo Floberto(7)

Alla stessa
Venerdì mattina
23 novembre 1849.

Questo è ciò che chiamano il miraggio. Tutti lo sperimentano, Arabi ed Europei, quelli che sono abituati al deserto e quelli che lo vedono per la prima volta. Di tanto in tanto, nella sabbia, ci si imbatte nella carcassa di qualche animale, un cammello morto, divorato per tre quarti dagli sciacalli con le budella annerite dal sole che spuntano fuori, un bufalo mummificato, una testa di cavallo, etc…

I cammelli di Gustavo Floberto(6)

A sua madre.
Alessandria 17 novembre 1849.
Quando siamo stati a due ore dalla costa dell’Egitto, sono salito con il capo timoniere sulla prua e ho scorto il serraglio di Abbas-Pacha,come una cupola nera sul blu del mare. Il sole vi picchiava sopra. Ho scorto l’Oriente attraverso, o meglio immerso, in una gran luce d’argento diffusa sul mare. Presto la riva si è stagliata e la prima cosa che abbiamo visto a terra sono stati due cammelli guidati da un cammelliere, poi, lungo tutto il molo, dei bravi arabi, che pescavano alla lenza con l’aria più pacifica del mondo. Per sbarcare c’è stato il più assordante baccano del mondo, dei negri, delle negre, dei cammelli, dei turbanti, dei colpi di bastone somministrati a dritta e a manca, con dei suoni gutturali da far lacerare le orecchie.