I cammelli di Gustavo Floberto(12)

A Louise Colet.

Domenica, una di notte del 25 gennaio del 1852.

Sposa di Maometto! Ti invio questo “Sant-Antonio”, una specie di fermacarte ed un piccolo flacone di olio di sandalo, due terzi della mia provvista. Tu ne verserai una mezza goccia su non importa chi o che cosa e subito vedrai quell’odore. Questo è il primo e il più prezioso fra i profumi dell’Oriente. Non appena ho maneggiato questo flacone, me ne è rimasto un po’ fra le mani ed il suo sentore mi ricorda i bazar del Cairo e di Damasco. Mi sembra di vedere i cammelli inginocchiarsi davanti alle botteghe aperte.

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Amor fati

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Certo che non parrebbero proprio comparabili, ma, in realtà, c’è più di una affinità tra Rimbaud  e Da Ponte. Questi, con la sua trilogia mozartiana, ci spiega quanto dolce e facile e affascinante sia la seduzione ed il tradimento,  l’altro  sovverte non solo il bellettrismo imperante da secoli, ma anche il culto dell’intellettuale à la page. Poi, bruciati i ponti e le navi, come dei prometei in esilio, decidono di abbandonare l’Europa che non è più niente per loro: Da Ponte  finisce in America a commerciare con i pellerossa, Rimbaud in Africa, mercante di schiavi ed armi.

Gli orsi di Gustavo Floberto(32)

A MADAME ROGER DES GENETTES.

Croisset, 25 gennaio 1880.

Ho passato due mesi e mezzo assolutamente solo, come un orso delle caverne, ed ero sommamente felice, soprattutto perché non ho ascoltato sciocchezze di sorta. L’insopportabilità della stupidità umana è divenuta per me una malattia, e questa parola-malattia- è fin troppo debole. Perché è vero che quasi tutto le persone hanno la capacità di esasperarmi ed io mi sento bene solo nel deserto.