Cinema Concerto Chiuso Aperto ( un inedito di Gilberto Severini)

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Abito in una città di 35mila abitanti. In questa città benestante, clericale e bigotta come in una strofa di Brel, sempre tesa ad occultare i propri vizi privatissimi, non esiste neppure una sala cinematografica. Ma in essa vive uno scrittore,

un grande scrittore, uno dei pochi che merita, senza tema di smentita, tale qualifica. Questo scrittore si chiama Gilberto Severini e, sabato scorso, ha letto questo suo testo (inedito), durante una manifestazione per la riapertura del Cinema Concerto ad Osimo. A lui i sensi della più profonda delle gratitudini.
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Per noi, nati alla fine della guerra, il Cinema è stato il nostro sabato e la nostra domenica.
Si usciva dalle porte della platea, che allora davano sul mercato coperto, in compagnia dei personaggi dello schermo che ci avrebbero aiutato ad addormentarci nelle notti immobili e silenziose della provincia di quegli anni.

L’Ottocento è stato il secolo del Melodramma. Il Novecento è stato il secolo del Cinema. E c’è ancora tanto cinema nel Duemila. Non solo nelle sale cinematografiche, ma in televisione, nel Web, nella nostra percezione della realtà .
In un paese i cui i lettori di libri erano e continuano a essere pochi, il Cinema ha prodotto una diffusa narrativa popolare, come era avvenuto un secolo prima con l’opera lirica.

Perché è così importante questa forma di narrativa popolare? Perché, come ogni tanto ci ricorda il filosofo Umberto Galimberti , i sentimenti non sono un dato naturale, ma culturale.
Per trasformare le nostre emozioni in sentimenti abbiamo bisogno di modelli, miti, favole, racconti. La nostra educazione sentimentale si compie attraverso queste narrazioni.

Lo capimmo anche grazie a don Aldo Compagnucci, fondatore con altri amici, del Circolo del Cinema osimano.
Ma don Aldo fece qualcosa di più per i ragazzi osimani prossimi ai venti anni all’inizio degli anni Sessanta, ancora minorenni secondo le leggi di allora. Ci diede la parola, e lo fece in una comunità con molte virtù, ma piuttosto clericale e conformista, dove a lungo il Centro Cattolico Cinematografico , con una bacheca terroristica alla fine di corso Mazzini, aveva deciso gli spettacoli Visibili a Tutti, quelli Solo per Adulti, e quelli Esclusi, vale a dire vietati a qualunque età.

In molti condividemmo , parecchi anni dopo, l’accorato grido di Nanni Moretti, il dibattito no! E ci sembra un appello anche più impellente adesso pensando ai tic linguistici delle risse televisive che hanno inquinato le nostre più innocenti conversazioni in cui, ad esempio, un tubo di scarico otturato diventa la problematica del lavandino. Ma quei dibattiti di allora, accorati ed enfatici, quando padre Biagio, frate sanguigno ed estroso del Convento della Misericordia, si scagliava contro i film di Ingmar Bergmam citando Aristotele e i Padri della Chiesa, o noi timidi e determinati, difendevamo gli ambigui e fragili amori dei protagonisti di Domenica Maledetta Domenica – quei dibattiti furono momenti utili e salutari , condivisi da centinaia di osimani , in cui imparammo a dire quel che si pensa e ad ascoltare quello che pensano gli altri, anticipando e praticando le contestazioni del ’68 con una disubbidienza motivata e del tutto incruenta.

“La cultura è un bene comune primario, come l’acqua. I teatri, le biblioteche, i cinema sono come tanti acquedotti “.
La frase è di un grande direttore d’orchestra scomparso da poco, Claudio Abbado.

Si poteva pensare- tornando ad Osimo e trovando il Cinema Concerto chiuso- che di assetati di cinema da queste parti non ce ne fossero più. La smentita è arrivata passando qualche serata al teatrino Campana dove si proiettavano film d’autore su uno schermo non proprio da effetti speciali, ma la sala era piena e i presenti puntuali e attentissimi alla proiezione.
Qui ad Osimo, il pubblico del cinema c’è ancora. E questa è la buona notizia. La cattiva è che c’è il pubblico, ma non c’è il cinema.
Perché questa sala torni ad essere attiva e in buona salute e non gelida e malsana come l’ultima volta che ci sono capitato , bisognerebbe che chi deve deciderne la destinazione, tra i costi e i benefici , non tutti monetizzabili, consideri che è uno di quei luoghi di memoria e di futuro che Abbado riteneva fondamentali per la comunità, indispensabili come l’acqua.

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