Porto Sano

Stamattina, su Rai5, davano ‘Woodstock’. Quasi alla fine, c’è una breve intervista con un tizio che si occupa della pulizia delle latrine.

Questo Diderot garbatamente laconico, un figlio lì nella tribù paceamoremusica dei freaks e l’altro elicotterista in Vietnam; armeggia, con sovrana disinvoltura, tra tubi aspiramerda e carta igienica di svariate misure. Finisce l’intervista col philosophe americano e, dal cesso affianco, esce fuori un altro tizio: aria rilassata post evacuazione ( ” Meglio farla qui che sul prato”), pipa in bocca che offre alla troupe cinematografica ( ” Volete sentire un po’ di roba buona?”), pare uscire direttamente da un fumetto di Andrea Pazienza. Chiede alla troupe se stanno girando un film e come si chiamerà. La macchina da presa prende tempo, si guarda attorno per cercare una risposta e, ad un certo tratto, punta sul nome magico della ditta fornitrice delle latrine. “Port-o-San”. Ed il nome agì, per dirla con Montale.

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