Birdman ( ovviamente).

giphy

Only connect, come diceva il buon Forster.

Ed allora citazioni-omaggio dalla Dolce vita e da 8 e mezzo, il conto delle visualizzazioni su YouTube e la satira sui kolossal trash and terrific di matrice hollywoodiana, la regina della critica che scrive le eterne castronerie sull’eterno taccuino davanti all’eterno Martini, le mutande bianche e certi dialoghi  che stanno tra Bergman ed Allen, l’unità aristotelica (  il film quasi tutto girato in un interno che mostra perfidamente la sua natura di cartapesta) e l’unità filmica ( il quasi perfetto piano-sequenza dall’inizio alla fine), l’highbrow ed il lowbrow che se le danno volentieri per tutto il film, un po’ come fanno Michael Keaton e Edward Norton in una scena madre, anzi padre, che si tratta di una inconsapevole agnizione. E quindi: se hai il tocco magico di Iñárritu, tutto ( o quasi) ti è concesso. Perché un tocco è un tocco è un tocco. E c’è chi ce l’ha e c’è chi non ce l’ha.

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