L’ispettore generale

Andrèj Belyi osservò che nell’Ispettore generale  “tutti si contorcono”. Qui, in realtà, poche le contorsioni, ma molti i balli, molta l’allegria, molti gli equivoci e le gags, molti gli ammiccamenti e le frenesie da vaudeville strapaesano dentro un bar sgarruppato che diventa il buco del culo dove tutti arrivano, dove tutto si squaderna, dove tutto cambia per rimanere tutto uguale, dove tutto precipita e tutto affonda. Anzi, si incartoccia ed impacchetta, come nella scena madre finale. Quando si  è finito di applaudire gli attori, negli occhi, rimangono le fantasie  kitsch della carta da pareti con gli strappi che trasudano vergogna ed  umidità, i giri vorticosi dell’alcol e del  denaro, il duo Bobcinskij e Dobcinskij in grisaille verde, sgangherati sovrani d’una misera porzione di mondo, putrida di corruzione ed ipocrisia.

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