L’ultimo spettacolo al Cinema Concerto

Poi, ieri, siamo entrati nel Cinema chiuso da anni. Lo schermo, che aveva ingoiato tante immagini e tanti personaggi,  e le poltrone, che quietamente avevano ospitato sederi di tutte le fogge e dimensioni, erano rimaste esattamente come le avevamo lasciate, cinque anni prima. Lo schermo: enorme, di un bianco appena appena più lattiginoso. Le poltrone: ancora orgogliose di sfoderare quel bel rosso tizianesco che ci piaceva tanto. Sembravano, lo schermo e le sedie, quasi più turbati di noi, perché non si spiegavano il ritardo, la trascurataggine, la solitudine a cui li avevamo condannati. Però, visto che non c’era la luce elettrica, abbiamo pensato bene di rifarlo noi il cinema che è, per sua inderogabile natura, ombra e luce, luce ed ombra. I fasci di luce degli smartphone, le ombre degli umanoidi che parlavano a voce bassa, come fossimo anime che vagavano. Tremebonde, in quello Stige a forma di sala cinematografica.

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